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	<title>Patriziarapali's Weblog</title>
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		<title>Paradosso web 2.0</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Feb 2008 14:06:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>patriziarapali</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Paradosso Web 2.0. Contenuti in libertà e tutela della proprietà intellettuale L&#8217;Acronimo UGC (user generated content) e i canali Rss sono le tecnologie che rappresentano meglio la rivoluzione digitale attuata dalla diffusione di strumenti centrati sull&#8217;utente, tipo blog, wikis, social networking, tagging collaborativi, You Tube. Si tratta di un fenomeno dall&#8217;enorme portato che ha innescato [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=patriziarapali.wordpress.com&amp;blog=2041347&amp;post=15&amp;subd=patriziarapali&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><font color="#008000"><b>Paradosso Web 2.0. </b><b>Contenuti in libertà e tutela della proprietà intellettuale</b></font></p>
<h5 align="justify">L&#8217;Acronimo UGC (user generated content) e i canali Rss sono le tecnologie che rappresentano meglio la rivoluzione digitale attuata dalla diffusione di strumenti centrati sull&#8217;utente, tipo blog, wikis, social networking, tagging collaborativi, You Tube. Si tratta di un fenomeno dall&#8217;enorme portato che ha innescato profondi cambiamenti nelle dinamiche sociali e culturali, reazioni contrastanti di rifiuto/resistenza/ripensamento/sperimentazione/addiction. Le trasformazioni in atto coinvolgono l&#8217;intera società in tutti i suoi ambiti: l&#8217;intrattenimento (iTunes store di Apple non esisteva fino a 5 anni fa), la percezione del valore e dell&#8217;economia, la ridefinizione dei paradigmi culturali. L&#8217;estrema facilità di citazione, di riuso e moltiplicazione dei contenuti fa crollare il precetto del non copiare e pone non pochi problemi riguardanti la sicurezza e la tutela della proprietà intellettuale. Ma come conciliare la libertà dei contenuti della rete con sistemi esistenti di tutela dei diritti d&#8217;autore?</h5>
<p align="justify">I principi su cui si fonda il web di seconda generazione, da alcuni chiamato web 2.0 sono quelli libertà di circolazione delle idee e della conoscenza, cioè accessibilità delle informazioni e dell&#8217;interazione tra detentori di contenuti e utenti della rete secondo i principi collaborativi.</p>
<p align="justify">I canali o feed RSS sono il mezzo principale con cui si propagano le informazioni su web 2.0. I contributi volontari circolano liberamente, le notizie possono essere criticate, integrate, smentite;l&#8217;utente incrocia tante informazioni reperite da più fonti, crea i propri contenuti, li diffonde nelle blogsfere, li rende disponibili senza alcuna mediazione. Il pregio nella gestione partecipativa della comunicazione è quella di contribuire alla diffusione di un&#8217;informazione orizzontale, in cui il lettore non è più soltanto consumatore ma fruitore attivo dell&#8217;informazione che partecipa al processo creativo, non solo lettore, ma anche autore e editore di se stesso. L&#8217;utente decide quale notizia propagare, citare o linkare, quale fonte discutere e l&#8217;informazione passa senza filtri. Rispetto alla prerogativa di strumenti di comunicazioni da uno a molti (le tradizionali pagine stampate di libri, giornali, etc.) è chiaro dunque che si tratta di un modo per affrancarsi dal filtro del medium, privilegiando l&#8217;imparzialità partecipativa della rete. In sostanza sono le persone che controllano il loro medium anziché essere controllati da esso.</p>
<p align="justify"><font color="#008000">Copyright 2.0. I <a href="http://www.creativecommons.it/" title="Creative Commons Italia">Creative Commons</a></font></p>
<p align="justify">La regola di default &#8220;tutti i diritti sono riservati&#8221;, pur tutelando gli interssi di autori e editori di opere d&#8217;ingegno, di fatto ostacola la diffusione del patrimonio culturale, limitando enormemente lo spirito di libertà del web 2.0.</p>
<p align="justify">In particolare i tempi della rete contrastano con quelli eccessivamente lunghi del copyright. Nelle società occidentali, la maggiornanza dei contenuti in circolazione diventa di pubblico dominio almeno dopo 70 anni dalla morte dell&#8217;autore. La legge penalizza soprattutto gli autori minori e le opere che non hanno più ristampe che restano confinate tra gli scaffali delle biblioteche e ingiustamente sottratte alla conoscenza degli studiosi e della gente comune. Questi problemi sono stati affrontati da <a href="http://www.lessig.org/" title="Il blog in rete di Lawrence Lessing">Lawrence Lessing</a>, noto giurista americano, da anni punto di riferimento nelle battaglie sulla proprietà intellettuale. Nel dicembre 2002 ha lanciato un interessante progetto per l&#8217;ampliamento delle licenze, sostenendo la necessità di modificare i tempi del copyright o di far decadere i diritti qualora il detentore decida di non stampare più un libro, cedendo i diritti agli editori.</p>
<p align="justify">Questo modello concepito da Lessing sulla base del <i>Copyright Act</i> statunitense, ha il nome di <i>Creative Commons Public License,</i>(Ccpl) uno strumento web 2.0 che garantisce la diffusione di autori o libri minori, permettendo agli utenti di condividerli. Sul piano internazionale, l&#8217;iniziativa dei <i>Creative Commons</i> è rappresentata dai <i><a href="http://creativecommons.org/international/" title="adattamento ai sistemi giuridici nazionali">iCommons</a></i>, regole internazionali che si occupano della traduzione e dell&#8217;adattamento dei ccpl statunitensi ai sistemi giuridici nazionali.</p>
<p align="justify"><font color="#008000">DRM e il caso della </font><a href="http://www.bl.uk/" title="The British Library"><font color="#008000">British Library</font></a></p>
<p align="justify">La digitalizzazione dei libri che dovrebbero favorire la diffusione del patrimonio culturale e delle conoscenze nell&#8217;interesse di tutti è nella realtà ostacolata dalle le tecnologie anticopia, cioè le modalità di controllo dei contenuti DRM (digital right management system). Paradossalmente, anziché diffondere voci e parole degli autori, le tecnologie DRM bloccano la circolazione di opere che sono patrimonio della cultura umana restituendo potere agli editori che decidono così cosa rendere accessibile e in quale modalità. Come ha ben fatto notare Tim O&#8217;Reilly, editore lui stesso: «Per l&#8217;autore tipo l&#8217;oscurità è una minaccia ben più grande della pirateria».</p>
<p align="justify">L&#8217;uso di sistemi di protezione anticopia nelle biblioteche per le opere destinate alla conservazione e per la quasi totalità dei contenuti digitali offerti al pubblico rappresentano un esempio pertinente di abuso del diritto d&#8217;autore. Portavoce più autorevole dell&#8217;enorme contraddizione tra DRM e esigenza di diffusione della cultura è il manifesto sulla proprietà intellettuale della British library, visibile al http://www.bl.uk/news/pdf/ipmanifesto.pdf) che ha avuto i suoi seguaci, anche tra le bibilioteche italiane. Esemplare in tal senso è stato l&#8217;acquisizione da parte della biblioteca britannica del progetto <i><a href="http://www.bl.uk/onlinegallery/ttp/ttpbooks.html" title="Sfoglia i libri online">Turning Pages</a>,</i> con il quale la <i>British Library</i> ha reso accessibile il manoscritto originale di Lewis Carrol, <i><a href="http://www.bl.uk/onlinegallery/themes/englishlit/lewiscarroll.html" title="Alice nel paese delle meraviglie">Alice&#8217;s Adventures Under Ground</a></i>. Gli scriti e disegni sono visibili all&#8217;indirizzo . Seguono la stessa linea di pensiero il progetto <i><a href="http://books.google.it/" title="Cerca i tuoi libri in google">digitprint</a></i> di <i>google</i> a favore della digitalizzazione dei testi, il <a href="http://www.gutenberg.org/wiki/Main_Page" title="Home page del Progetto Gutenberg">Progetto Gutenberg</a>, voluto da Michael Hart,  dove dei volontari copiano a mano i testi fuori diritti e li mettono in rete, oppure in Italia il Progetto Manuzio, all&#8217;interno di Liber Liber.</p>
<p align="justify"><font color="#008000">Il libro liberato. Ma per quale cultura?</font></p>
<p align="justify"><i>&#8220;Nel suo profondo vidi che s&#8217;interna,<br />
legato con amore in un volume,<br />
ciò che per l&#8217;universo si squaderna&#8221; Dante, Paradiso</i></p>
<p align="justify">Come conciliare questa citazione di Dante con l&#8217;immagine di libro linkato, estratto, remixato, riorganizzato in scaffali virtuali, squadernato in rete come un&#8217;infinità di pagine strappate da tutti i libri al mondo?</p>
<p align="justify">Le opinioni di scrittori e saggisti continuano ad essere contraddittori. Interessante in proposito la polemica dello scrittore e giornalista inglese Andrew Keen, autore del libro di recente pubblicazione in Gran Bretagna &#8211; inedito in italia &#8211; dal titolo <i>The cult of the amatour. <a href="http://www.amazon.com/Cult-Amateur-Internet-Killing-Culture/dp/0385520808" title="Il libro di Andrew Keen">How today&#8217;s internet is killing our culture</a></i>. Il libro liquido di cui parla Keen è un&#8217; infinità di frammenti, spezzato riga dopo riga, e poi riappicicato in infinite combinazione. Un libro che contiene infinite storie di dilettanti che nessun editore ha letto e pubblicato.</p>
<p align="justify">Ecco il libro in opensource, gratis per tutti, libero dai diritti d&#8217;autore, il trionfo della cultura web 2.0, un&#8217;editoria della vanità universale , una cultura fatta di spazzatura, illegibile, davanti alla quale sentirsi irrimediabilmente persi.</p>
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